L'aeroporto di Viterbo, ufficialmente intitolato a **Tommaso Fabbri**, è una struttura con una lunga storia che affonda le sue radici nel contesto militare italiano, con aspirazioni di utilizzo civile mai completamente realizzate.
L'aeroporto fu costruito negli anni '30 del XX secolo, durante il periodo fascista, come parte di un piano per potenziare le infrastrutture aeronautiche italiane.
Origini militari
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la struttura venne utilizzata come base militare per operazioni strategiche. In seguito, nel periodo della Guerra Fredda, l'aeroporto svolse un ruolo importante per l'Aeronautica Militare Italiana, fungendo da base logistica e addestrativa.
Progetti per l’uso civile
Negli anni 2000, si è discusso molto sulla possibile conversione dell'aeroporto di Viterbo in uno scalo civile, in particolare come alternativa low-cost agli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino. Nel 2007, il governo italiano scelse Viterbo come possibile sito per un nuovo aeroporto civile destinato a servire il Lazio centrale, puntando sul miglioramento dell’accessibilità per i passeggeri e sullo sviluppo economico del territorio.
Nonostante l'entusiasmo iniziale, il progetto si arenò a causa di ostacoli economici, preoccupazioni ambientali e difficoltà tecniche. Oggi, la struttura rimane prevalentemente un aeroporto militare, con un utilizzo limitato per voli privati o in situazioni di emergenza.
Situazione attuale e prospettive future
L'aeroporto di Viterbo "Tommaso Fabbri" continua a rappresentare un'importante risorsa per la zona, pur non avendo ancora raggiunto il pieno potenziale come scalo civile. La sua posizione geografica strategica, nel cuore dell'Italia centrale, lo rende un’infrastruttura di grande interesse per progetti futuri, specialmente in un contesto di crescente attenzione alla mobilità sostenibile e allo sviluppo turistico del territorio della Tuscia.


L'intitolazione a Tommaso Fabbri, aviatore di grande valore, richiama il forte legame tra la struttura e la tradizione aeronautica italiana, mantenendo viva la memoria di una figura simbolica per l'aviazione nazionale.











